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Colazione à la carte

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Fare la prima colazione in hotel, anche se non si è pernottato lì, è il nuovo rito

Fino a poco tempo fa era il brunch. Nei grandi alberghi metropolitani, ma anche in alcuni ristoranti nei giorni domenicali, era diventato un must sostituire il pranzo con il brunch: gli spazi prendevano nuova forma per ospitare famiglie e compagnie di amici che si ritrovavano per qualche ora a chiacchierare e condividere, al giusto ritmo, specialità italiane e internazionali, da metà mattina fino alle prime ore del pomeriggio; lo stesso valeva per i single che utilizzavano le aree dedicate al brunch, per inframmezzare buone letture con buoni cibi. Un rito che, arrivato dal mondo anglosassone, si è rapidamente diffuso in Italia e che, ovviamente, perdura.

All’orizzonte, però, si sta affermando un nuovo rito: fare colazione in hotel. Gli hotel vocati al business lo hanno capito in anticipo e alcuni si sono strutturati per offrire un servizio prolungato, in sale dedicate alle colazioni à la carte: un piccolo cestino di pane, burro, confetture e qualche biscottino come entrée di benvenuto e poi si consulta la lista delle proposte.

Ma fare la prima colazione in hotel, anche se non si è pernottato lì, corrisponde a una coccola a cui è difficile rinunciare una volta provato.

Cosa ci guadagna l’albergatore? Innanzitutto nuova potenziale clientela, un miglior utilizzo di spazi. Soprattutto la possibilità di offrire un servizio innovativo che, per il cliente, è sicuramente più a buon mercato rispetto al pranzo di lavoro, sia in termini economici sia di risparmio di tempo. Inoltre può rappresentare anche una soluzione a regimi nutrizionali che vedono una crescita della prima colazione a scapito del pranzo, perché consente di comporre un pasto con maggior equilibrio.

Cosa non può mancare mai in una colazione à la carte? La ricchezza dell’offerta è la prima regola. Pensata in modo tale da ottimizzarne il food cost: e qui vengono in aiuto quelle aziende di distribuzione in grado di offrire un assortimento, il più completo possibile. Infine, l’internazionalità della proposta: tra turisti e uomini d’affari gli hotel italiani, soprattutto nelle grandi mete urbane, vedono ospiti di ogni nazionalità.

Diventa quindi ancor più fidelizzante poter trovare cibi del proprio Paese, siano essi dim sum piuttosto che porridge.

 

Luigi Franchi

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